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Tuscia vs Toscana: perché i viaggiatori stanno scoprendo il segreto meglio custodito d'Italia

  • Anna Grani
  • 21 lug
  • Tempo di lettura: 7 min

Chiedete a dieci turisti stranieri di indicare su una mappa la Toscana. Nove di loro ci riescono senza esitare. Chiedete loro di indicare la Tuscia. Probabilmente silenzio.

Eppure parliamo di due territori che si toccano, separati da un confine amministrativo più che da qualsiasi differenza di paesaggio. Colline dolci, ulivi, borghi medievali, etruschi, vino, olio. Termale l'una, termale l'altra. Arte l'una, arte l'altra.

La differenza è una sola, e in questo momento storico quella differenza vale tutto: la Toscana la conoscono tutti. La Tuscia quasi nessuno.



La Toscana nel 2026: superba, affollatissima

La Toscana è una delle destinazioni turistiche più importanti d'Europa. I numeri del 2025 lo confermano senza appello: le presenze turistiche hanno superato i 55 milioni, con una crescita del 3,8% rispetto all'anno precedente, trainata soprattutto dalla domanda internazionale (+5,3%).

È un successo enorme. Ed è anche un problema enorme.

Oltre il 53% degli arrivi si concentra nelle sole città d'arte. Firenze, Siena, Lucca, San Gimignano. Chi è stato a Firenze d'estate sa di cosa si parla: code al Duomo che iniziano alle 7 del mattino, i vicoli di Oltrarno percorsi da correnti umane, la Galleria degli Uffizi con biglietti esauriti settimane prima. Il paese di Barcellona ha iniziato a protestare contro i turisti. Venezia ha introdotto il ticket d'ingresso. Firenze è sulla stessa traiettoria.

Il paradosso è chiaro: la Toscana è talmente famosa che sta diventando sempre meno godibile. La Toscana mantiene la spesa media pro-capite più alta del turismo internazionale in Italia, superiore ai 1.000 euro per visitatore. Ma a quale costo — di esperienza, di autenticità, di serenità — lo sa chi ci è andato nell'ultima estate.



L'alternativa che quasi nessuno conosce ancora

A nord del Lazio, tra il confine toscano e Roma, esiste una regione che ha tutto quello che si cerca in Toscana e quasi nessuno dei suoi problemi. Si chiama Tuscia.

Il nome viene dall'antico termine romano per indicare l'Etruria — questo territorio era il cuore della civiltà etrusca, prima ancora che Roma esistesse. Per secoli, i papi scelsero Viterbo come loro sede alternativa a Roma — da qui l'appellativo "città dei papi" e il Palazzo dei Papi, uno dei complessi medievali più spettacolari d'Italia.

Non è una scoperta dei tempi recenti. La Tuscia è sempre stata lì. È solo che il mondo del turismo di massa non ci è ancora arrivato davvero — e questo è, al momento, il suo vantaggio più grande.



La crescita silenziosa: i dati della Tuscia nel 2025

Mentre la Toscana gestisce la sovrabbondanza, la Tuscia cresce in modo sostenuto. I dati del Comune di Viterbo per il 2025 fotografano un territorio in forte ascesa: 184.200 arrivi con un incremento del +10,4% sul 2024, contro una media nazionale del +7,1%. Dal 2022 al 2025, la crescita complessiva degli arrivi ha raggiunto il +29,2%.

Non è un caso isolato. Nel 2025, il turismo lento in Italia si concentra su borghi caratteristici e percorsi a piedi, offrendo esperienze autentiche. Piccoli centri come Viterbo attraggono sempre più viaggiatori in cerca di autenticità, con la voglia di viaggiare con calma che ha registrato un incremento del 32% nelle aree interne e nei piccoli borghi rispetto al 2023.

I borghi rappresentano il 68% dei comuni italiani che registrano flussi turistici, con una crescita del +6,85% nelle presenze e un interesse online in aumento del +52% rispetto al 2024.

Il turismo di prossimità e lento non è una moda di nicchia: è la direzione in cui si muove una parte sempre più grande della domanda internazionale. E la Tuscia, con i suoi borghi intatti, le campagne non ancora monetizzate, le terme e le necropoli etrusche, è esattamente il tipo di territorio che questa domanda cerca.



Il confronto onesto: Tuscia vs Toscana

Non si tratta di dire che la Tuscia è "meglio" della Toscana in assoluto. La Toscana è straordinaria — i Medici, il Rinascimento, i vigneti del Chianti, i cipressi della Val d'Orcia. Non si cancellano.

Si tratta di capire cosa stai cercando e in quale delle due lo trovi meglio oggi, nel 2026.


Il paesaggio

Simile, profondamente simile. Le dolci colline tufacee della Tuscia, i laghi vulcanici (Bolsena e Vico), i Monti Cimini con i loro boschi di castagni. Il paesaggio della Tuscia è forse meno "fotogenico" nel senso dei cipressi allineati della Val d'Orcia — quella è un'icona molto specifica della Toscana meridionale — ma ha qualcosa di più selvaggio e meno curato, che molti viaggiatori trovano più autentico.


I borghi

La Toscana ha Montepulciano, Pienza, Montalcino, San Gimignano. La Tuscia ha Civita di Bagnoregio — il "paese che muore" sullo sperone di tufo, forse l'immagine più iconica dell'Italia centrale, ancora meno congestionata di molte delle sue controparti toscane. Ha Caprarola con il Palazzo Farnese, uno dei capolavori del Rinascimento laziale. Ha Bomarzo con il Parco dei Mostri, il giardino manierista più bizzarro d'Europa. Ha Sutri con il suo anfiteatro etrusco scavato nella roccia.

Borghi meno celebri, spesso altrettanto belli. E con molti meno turisti.


Le terme

Qui la Tuscia batte la Toscana senza gara. Le Terme dei Papi di Viterbo sono le terme naturali più antiche e importanti del Lazio — le stesse acque che i papi del XIII secolo usavano per i bagni curativi. Non esiste un equivalente toscano di questa portata a pochi minuti da un centro città.

Saturnia, in Maremma, è la risposta toscana: splendide, ma molto più lontane dai centri abitati e dalla maggior parte degli alloggi turistici. Le Terme dei Papi sono a 5 minuti dal centro di Viterbo e a 10-15 dal circuito karting più internazionale d'Europa.


L'enogastronomia

La Toscana ha il Chianti, il Brunello di Montalcino, la Vernaccia di San Gimignano. Il Lazio non ha vini di quella fama globale — ma ha l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone (un vino con una storia medievale straordinaria), i bianchi dei Castelli Romani, e soprattutto l'olio extravergine della Tuscia, uno dei più pregiati d'Italia, prodotto su un terreno vulcanico che dà all'olio caratteristiche impossibili da replicare altrove.

L'oleoturismo nella Tuscia è in piena crescita — la legislazione italiana lo ha equiparato all'enoturismo nel 2022, e i frantoi della zona di Viterbo stanno costruendo esperienze di degustazione e raccolta che le cantine toscane fanno da decenni.


Roma vs Firenze

La Toscana ha Firenze come porta d'ingresso naturale, con un aeroporto internazionale e una stazione AV. La Tuscia ha Roma — il che non è un vantaggio ovvio, ma lo diventa se si guarda ai flussi: chi arriva a Roma (quasi 90 milioni di presenze nel Lazio nel 2025, trainate anche dal Giubileo) e vuole uscire dalla città per qualche giorno si ritrova a un'ora dalla Tuscia. Che è molto più vicina di qualsiasi destinazione toscana di valore.

Dall'aeroporto di Fiumicino a Viterbo: circa 90 minuti di auto. Una giornata a Roma e il giorno dopo nel silenzio della campagna laziale è un itinerario realistico e sempre più praticato.



Chi sta andando in Tuscia

Il profilo del viaggiatore che sceglie la Tuscia nel 2026 è abbastanza definito. Non è il turista che vuole spuntare le icone dalla lista. È qualcuno che la lista delle icone l'ha già spuntata — Firenze, Venezia, Roma — e ora cerca qualcosa di diverso.

È il viaggiatore americano o nordeuropeo al suo terzo o quarto viaggio in Italia, che questa volta vuole trovare il Paese "vero". È la coppia che preferisce una settimana lenta con terme, olio, borghi e silenzio a un tour frenetico di quattro città in sette giorni. È la famiglia che vuole portare i figli in un posto autentico senza code di due ore davanti a ogni monumento.

Il turismo slow nei borghi italiani è cresciuto del 32% nel 2025 rispetto al 2023. La Tuscia è in quel trend — e ne è una delle destinazioni naturali.



Il momento giusto

C'è una finestra temporale nella storia di ogni destinazione turistica: il momento in cui è abbastanza conosciuta da essere raggiungibile e accogliente, ma non ancora così famosa da essere sovraffollata. La Val d'Orcia era lì negli anni '90. Le Cinque Terre lo erano all'inizio dei 2000. Matera lo è stata qualche anno fa.

La Tuscia è in quel momento adesso — o molto vicina ad esserlo. I numeri crescono, le strutture migliorano, la notorietà aumenta. Ma il silenzio c'è ancora. I borghi sono ancora vuoti a metà mattina. Si prenota ancora al ristorante la sera stessa. Si parcheggia ancora in centro.

Non durerà per sempre. Che sia un motivo in più per andarci adesso.



Dove soggiornare in Tuscia

La campagna intorno a Viterbo — colline dolci, ulivi, vedute sul Palazzo dei Papi — è il cuore della Tuscia viterbese. Le strutture migliori sono gli agriturismi che combinano autenticità con comfort reale: cucine autonome, spazi all'aperto, piscine, prodotti propri.

Il Podere dell'Arco (Strada Signorino 3, Viterbo) è uno degli agriturismi di riferimento della zona. Trenta ettari di campagna, appartamenti con cucina, piscina, ulivi da cui viene prodotto l'olio extravergine "Il Signorino". A 2 minuti dalle Terme dei Papi e dal centro storico di Viterbo, a un'ora da Roma.

È il tipo di posto che chi ha già fatto la Toscana di solito trova: "perché non sapevo che esisteva questo?"

Contatti: info@poderedellarco.com · +39 0761 308688 · poderedellarco.com



FAQ — Domande frequenti


Cos'è la Tuscia? 

La Tuscia è il nome storico del territorio dell'antica Etruria, oggi corrispondente alla provincia di Viterbo nel Lazio settentrionale. Il termine viene dal latino "Tusci", il nome romano per gli Etruschi. È confinante con la Toscana a nord e con l'Umbria a est.


In cosa si assomiglia la Tuscia alla Toscana? 

Nel paesaggio (colline dolci, ulivi, vigneti, borghi medievali), nella cultura gastronomica (olio, vino, prodotti tipici), nell'offerta di turismo lento e culturale. Entrambe erano parte dell'Etruria storica e condividono radici culturali profonde.


In cosa si differenzia la Tuscia dalla Toscana? 

Nella densità turistica — la Tuscia è molto meno affollata. Nella presenza delle terme naturali (Terme dei Papi, unica nel suo genere). Nella vicinanza a Roma (90 minuti da Fiumicino) invece che a Firenze. Nella notorietà — la Tuscia è ancora una destinazione di nicchia per i viaggiatori internazionali.


Perché la Tuscia è meno conosciuta della Toscana? 

Sostanzialmente per ragioni storiche di marketing turistico: la Toscana è stata promossa sistematicamente a livello internazionale dagli anni '80 in poi, con investimenti enormi in comunicazione e infrastrutture turistiche. La Tuscia ha iniziato questo percorso molto più tardi.


Quanto dista Viterbo da Roma? 

Circa 80 km, corrispondenti a 60-75 minuti di auto. È raggiungibile anche in treno da Roma Ostiense (circa 2 ore) o dall'aeroporto di Fiumicino (circa 90 minuti di auto).


Qual è il momento migliore per visitare la Tuscia? 

Primavera (aprile-maggio) per i fiori e il clima mite; autunno (settembre-novembre) per la raccolta delle olive, i tartufi e i colori del paesaggio. L'estate è calda ma non torrida — le terme e i laghi vulcanici offrono refrigerio. L'inverno è mite rispetto al nord Italia.


Ci sono le terme in Tuscia? 

Sì — le Terme dei Papi di Viterbo sono tra le più importanti d'Italia. Acque solfuree naturali, piscine esterne, struttura moderna. Aperte tutto l'anno.

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